Cenni storici della Loggia dei Lanzi

 

Benci di Cione e Simone Talenti eressero la Loggia dei Lanzi tra il 1376 e il 1382. Da un disegno dell’Orcagna, nacque dunque questo museo all’aperto. La Loggia fu detta dei Lanzi perché qui vi si accamparono i Lanzichenecchi nel 1527 di passaggio verso Roma. Queste truppe vennero impiegate durante il sacco di Roma del 1527 ordinato dall’imperatore Carlo V, un evento molto importante perché di fatto segnò la fine dei fasti dell’epoca rinascimentale in Italia.

La Loggia, ornata con i simboli della Città, fu detta in origine Loggia dei Priori, come il Palazzo dei Priori, ma anche Loggia della Signoria, e Loggia dell’Orcagna per una errata attribuzione ad Andrea detto Orcagna, fratello di Benci di Cione.

Loggia dei Lanzi

La Loggia dei Lanzi eretta tra il 1376 e il 1382

Dal 1380 al 1494 gli scultori dell’Opera di Santa Maria del Fiore lavorarono alla sua decorazione arricchendola nella parte alta di stemmi comunali dai colori accesi iniziati dallo scultore Jacopo di Pietro Guidi affiancato dai pittori Jacopo di Cione e Vanni di Bono. Furono terminati da Niccolò di Pietro Lamberti.

Questo monumento storico fiorentino, nasce come un “riparo” per ospitare le assemblee pubbliche popolari e le cerimonie ufficiali della Repubblica fiorentina. Si tratta di un edificio gotico, ma con degli archi a tutto sesto che rappresentano una vera anticipazione dello stile rinascimentale, probabilmente di ispirazione per lo Spedale degli Innocenti, primo edificio pienamente rinascimentale, di Filippo Brunelleschi. Alla parete destra della loggia una iscrizione latina ricorda l’adozione, alla fine del 1749, del calendario comune (conosciuto come gregoriano e in uso altrove già dal 1582) in sostituzione di quello fiorentino che iniziava il 25 marzo (la data ab incarnatione, iniziava nove mesi prima di Natale). Un’altra iscrizione del 1863 ricorda le tappe dell’unificazione italiana.

La Loggia dei Lanzi il 24 giugno del 1637 venne utilizzata per la prima volta come spazio monumentale. il marchese Cosimo Ridolfi, allora ministro dell’Educazione, aveva fatto sistemare un termometro e un barometro rappresentati da due dischi in marmo con le apposite diciture, per divulgare al popolo la misurazione scientifica. In seguito vennero rimosse e trasferite nel Museo di storia della Scienza con una targa che ne ricorda l’origine e la storia. La scelta di una sede così prestigiosa per l’installazione di strumenti meteorologici rappresentava un forte riconoscimento del sapere scientifico. Attualmente all’Istituto e Museo di Storia della Scienza sono conservati i pezzi superstiti dei quadranti degli strumenti.

Quando nacque il Granducato di Toscana a partire dal 500 furono soppresse le istituzioni repubblicane, e questo spazio venne dunque utilizzato per accogliere dei capolavori scultorei. L’esposizione delle sculture voluta da Cosimo I non fu certo casuale. Il Perseo e la Medusa di Cellini che ci lavorò per nove anni, significavano il taglio delle esperienze repubblicane della città, simboleggiata dalla Medusa, dal cui corpo escono i serpenti che rappresentano le proverbiali discordie cittadine che da sempre avevano minato una vera vita democratica. Francesco I sviluppò l’ammodernamento della Loggia installandovi il Ratto delle Sabine di Giambologna.

Sopra la terrazza della loggia, raggiungibile dalla galleria degli Uffizi, Bernardo Buontalenti apprestò, nella seconda metà del Cinquecento, una specie di giardino pensile ad uso dei Granduchi, una terrazza dalla quale era possibile assistere alle varie cerimonie e agli spettacoli, che avevano luogo nella piazza sottostante. Attualmente è uno spazio dato in concessione dalla Soprintendenza dove è possibile organizzare alcuni particolari eventi.

A Monaco di Baviera, esiste un omaggio ottocentesco a questa loggia, il Feldherrnhalle.

 

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