Oggi vi auguriamo una serena Pasqua con un capolavoro di Raffaello, il “divin pittore” simbolo del Rinascimento, di cui celebriamo quest’anno il cinquecentenario dalla morte. La Resurrezione di Cristo, detta anche “Resurrezione Kinnaird” dal nome di uno dei suoi proprietari, è un dipinto a olio su tavola, del periodo in cui l’arte di Raffaello si avvicinò molto allo stile del Pinturicchio. Facendo riferimento alla data di produzione, quasi sicuramente questo è uno dei primi lavori dell’artista. Fu prodotto infatti tra il 1499 e il1502, le sue dimensioni sono  52 x 44 cm ed è custodito al São Paulo Museum of Art, a San Paolo del Brasile. Dall’ opera già trapelano delle caratteristiche dello stile di Raffaello, uno suo stile che si discosta pian piano da quello del suo maestro, Piero Perugino. 

Al centro della scena circondato da due angeli, è raffigurato Cristo, sospeso nell’aria, che risorge dal sepolcro in cui era stato sepolto, tra lo sgomento delle guardie. Sul suo capo è visibile l’aureola della santità, ed è avvolto da una veste rossa dall’orlo decorato che ne copre solo la parte inferiore e il braccio sinistro. Sullo sfondo un paesaggio spoglio, con qualche raro albero, mentre da lontano si vedono le tre pie donne che arrivano a portare omaggio a colui che credevano cadavere. Sul lato sinistro, ai piedi di una delle guardie, è visibile un serpente.In basso, al centro, si vede un sontuoso sarcofago su un piedistallo, ornato di marmi di diverso colore, colonnine e delfini d’oro, con il raffinato coperchio lievemente girato rispetto al sarcofago, a indicare che è stato aperto. Tutti i personaggi presenti all’interno della scena sono connessi da una complessa geometria, come se i personaggi fossero stati messi in posa. Il soggetto deriva dall’omonimo quadro del Perugino (detto Resurrezione di San Francesco al Prato, di pochissimi anni anteriore), da cui riprende molti elementi, ma allo stesso tempo si distingue per molte differenze, per esempio per i dettagli del paesaggio, che nel Perugino è appena accennato. Si vede poi il sentiero attraverso il quale stanno arrivando le pie donne, cioè la Vergine Maria, la Maddalena e Maria di Cleofa, con lunghe vesti, che portano anch’esse l’aureola. Le pie donne sono una pura innovazione di Raffaello, in quanto nel dipinto del Perugino non erano presenti. Negli anni Venti del Novecento, l’opera fu identificata come opera del Perugino dal professor Johan Quijrin van Regteren Altena. Nel1954 il quadro venne battuto all’asta da Christie’s e acquistato dal Museo d’arte di San Paolo del Brasile (MASP); l’allora direttore, Pietro Maria Bardi, prese per primo la responsabilità di dichiararlo autentico di Raffaello. Roberto Longhi poi diede la sanzione definitiva all’attribuzione, e da allora la paternità di Raffaello dell’opera è stata accettata quasi all’unanimità. 

 

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Adele
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